Qual è il costo di una recensione?

Al giorno d’oggi esistono diversi modi per recensire l’operato di un attività come La Ciosà.
È possibile lasciare un feedback attraverso le piattaforme dedicate come TRIPADVISOR, GOOGLE MY BUSINESS ecc. Esistono sistemi di ranking meno specializzate ma altrettanto efficaci come il “consiglia” di FACEBOOK.
Strumenti diversi ma non cambia lo scopo: giudicare l’operato di un’attività commerciale.

“Qual’è il costo di una recensione?”

Una recensione ha un prezzo salatissimo per l’attività che la riceve.
Ristorante La Ciosà cerca sempre di dare il massimo a tutti i suoi clienti ma non è sempre facile accontentare tutti.
Esistono anche recensioni lasciate sulla base dell’antipatia, magari create da concorrenti o amici di essi, per screditare il buon nome e l’operato.
Quanto sarebbe invece più produttivo “fare squadra” e comunicare un immagine positiva della cultura gastronomica chioggiotta?

Al di là della malafede e delle recensioni “costruite” invitiamo tutti i nostri clienti a comunicarci eventuali desideri, preferenze, in modo da allineare la nostra offerta alle loro aspettative.
In passato abbiamo accontentato le richieste di molti ROMEO, con decorazioni floreali e piatti afrodisiaci e abbiamo ricevuto feedback molto positivi.

Onestà intellettuale di chi ci giudica, non chiediamo niente di più.
Al momento non abbiamo Stelle Michelin, ma spesso i nostri clienti ci giudicano con la stessa durezza di Carlo Cracco a Materchef, senza magari avere le competenze per comprendere le peculiarità del piatto.
Perciò l’invito ai clienti è quello di essere onesti, di non giudicare sulla base di partiti presi o per favorire un competitor. Giudicateci per come siamo, e se poi succede che sbagliamo, siamo lieti di rimediare. SEMPRE.

La cucina a Chioggia

Gli ingredienti di tutti i pasti della giornata e di quelli che, oggi, potremo distinguere in primi e secondi piatti, sono gli umili prodotti dell’orto e le qualità di pesce che non avevano mercato o che venivano pescate in quantità troppo misere per essere vendute. Una delle tante varietà di minestra è quasi sempre il primo piatto, seguita dall’immancabile polenta, nei migliori dei casi consumata assieme ai companàdeghi, cibi che si accompagnavano al pane, polènta e déi (polenta e dita) quando non si disponeva d’altro. I condimenti erano il lusso di gran poche famiglie, come anche la frutta, quasi totalmente assente nelle ricette tradizionali, con qualche presenza nei dolci. Assenti anche formaggi e vini, questi ultimi riservati solo per le grandi occasioni e comunque provenienti da fuori città. I dolci, legati alle principali festività, non hanno sempre avuto l’odierno significato gastronomico di concludere il pasto ma erano piuttosto consumati separatamente, durante la giornata[1].
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Chioggia oggi

La vocazione primaria di Chioggia è da sempre la pesca, regolamentata da antichi statuti fin da dopo il Mille. Inizialmente limitata alle acque della laguna e della costa, dal 1600 ci si dedicò anche alla pesca d’alto mare. La variabilità delle imbarcazioni utilizzate, specifiche a seconda delle modalità di pesca, si ridusse dal 1800, quando prese piede la barca a fondo piatto diffusa poi in tutto l’Adriatico: il bragòso. Dalla laguna, le zone di pesca andarono a toccare le coste dell’Istria e delle Marche, spingendosi fino all’Albania, con grandi compagnie che restavano al largo per settimane, mentre il pescato veniva portato al mercato con barche da trasporto dette portolàte. Il rientro dalle campagne di pesca avveniva solo in occasione di determinate festività religiose, come la Settimana Santa e il Natale, e prendeva il nome di cioṡà, periodi di riposo durante i quali dedicarsi alla famiglia ma anche alla manutenzione di barche e attrezzi.
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Origini di Chioggia

Le origini storiche della città di Chioggia non sono ancora state definite con certezza assoluta e, come avviene per molte città, abbracciano anche miti più o meno fondati. Maggiormente legata alle credenze popolari di un popolo di pescatori, leggenda vuole che sia esistita una Chioggia antica ormai affondata, una sorta di Atlantide situata ad alcune miglia dalla costa attuale, che fa riferimento, in realtà, alle conformazioni rocciose sottomarine chiamate tegnùe. Si tratta di rocce organogene carbonatiche, ovvero costituite da organismi marini, che differiscono dalle barriere coralline tropicali per il fatto che i principali organismi non sono coralli ma alghe rosse calcaree dette corallinacee[1]. I pescatori che vi si avvicinavano si ritrovavano spesso con le reti danneggiate o incastrate in queste conformazioni rocciose che le trattenevano, da qui la derivazione del nome dialettale. Il tipico fantasticare popolare su fenomeni di cui non si sa ancora dare spiegazione scientifica ha contribuito alla formazione della leggenda[2].
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La città di Chioggia

Situato al limite meridionale della laguna veneta, Chioggia è un comune facente parte della città metropolitana di Venezia. Il centro storico è composto da un gruppo di isole collegate da ponti, il che le conferisce l’appellativo di “piccola Venezia”, essendo a essa molto simile anche dal punto di vista architettonico, oltre che territoriale. Al contrario del capoluogo veneto, però, alcuni di questi ponti sono percorribili anche con autovetture, consentendo uno spostamento più agevole sia all’interno della città e della relativa periferia sia verso l’entroterra. Oltre al centro storico, il primo agglomerato urbano per estensione e per importanza, è il quartiere litoraneo di Sottomarina che si trova a est rispetto a Chioggia.
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ORARI D’APERTURA

Cena:
Martedi-Domenica
18:00/23:30
Pranzo:
Su prenotazione
Lunedì chiuso

DOV’È LA CIOSÀ

Riva Canal Vena, 1268
Chioggia 30015
Venezia

CONTATTI

Mail:
info.laciosa@gmail.com
Tel:
041 /8472663
342 /566 5366

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